Nel Rinascimento lo studio della natura assume un’importanza fondamentale. I due tipi di indagine più importanti sono la magia e la filosofia della natura. La prima si fonda sull’idea che la natura si muova per mezzo di forze sostanzialmente simili a quelle che condizionano l’esistenza dell’uomo, e sul fatto che ciò offra all’uomo stesso la possibilità di insinuarsi nelle pieghe più recondite ed orfiche della natura, così da riuscire a dominarne le forze con l’ausilio di incantesimi. La seconda si allontana dalla “superstizione” magica, si fonda su dei principi propri che è compito della filosofia ricercare e scoprire. I misteri della natura vengono negati, le sue potenti forze possono essere riconosciute ed assecondate solamente attraverso l’esperienza. Distante dunque dalla magia e dall’aristotelismo rinascimentali, la filosofia della natura rappresenta il primo passo verso l’indagine scientifica vera e propria.

Dopo esserci occupati della magia, ed aver esplorato le teorie dei due maghi più celebri del Rinascimento, Cornelio Agrippa e Teofrasto Paracelso, ci rivolgiamo alla filosofia della natura, i cui maggiori esponenti furono Telesio, Bruno e Campanella.

Quest’oggi andremo alla scoperta del pensiero filosofico del primo. Secondo Bernardino Telesio (1509-1588) la natura costituisce un mondo a sé, fondato su principi propri, e può essere compreso e spiegato solamente seguendo tali principi. In questo modo viene eliminata ogni spinta metafisica. Il filosofo cosentino ritiene la natura in tutto e per tutto autonoma, ed il suo obiettivo è di conoscerla nella sua oggettività. L’uomo per comprendere la natura, essendo esso stesso natura, non deve far altro che affidarsi, quasi abbandonarsi ai sensi che gliela svelano.

La conoscenza umana è dunque essenzialmente sensibilità. L’anima è un prodotto in tutto e per tutto naturale. Così anche l’intelligenza è sensibilità, e gli stessi fondamenti matematici sono prodotti dei sensi.

Telesio riduce la vita morale dell’uomo a principi naturali. Il bene massimo è rappresentato dalla conservazione dello spirito vitale nel mondo, dalla quale dipendono anche il piacere ed il dolore. L’uomo prova piacere nel momento in cui si impegna nella salvaguardia dello spirito vitale, mentre prova dolore quando causa devastazione. Alla base della conservazione la virtù, che frena le passioni ed allontana dalle tentazioni e dagli eccessi.

Telesio quindi restringe alla natura la vocazione intellettuale e morale dell’uomo. Solamente la vita religiosa non rientra nell’ambito naturale, in quanto anelito verso un bene sconosciuto ai sensi. La fede brama un mondo totalmente differente da quello sensibile, e l’argomento della vita religiosa non può in alcun modo essere l’anima naturale, bensì l’anima divina, che subisce direttamente gli influssi di Dio. L’anima divina non influisce sul percorso conoscitivo dell’uomo, né su quello morale, influenzando però la sua libertà, rappresentata dalla scelta tra il beneficio naturale ed il beneficio soprannaturale. Questa possibilità di scegliere tra i due benefici è la caratteristica che contraddistingue l’uomo da tutti gli altri esseri viventi.

Per quanto riguarda la spiegazione della natura, Telesio elabora una teoria dualistica, dicotomica che riguarda le due forze fondamentali che operano appunto nella natura: il caldo ed il freddo. Il caldo ha nel sole la sua sede, muta le cose alleggerendole affinché possano muoversi; il freddo dimora invece nella terra, ed appesantisce le cose rendendole immobili. Le due forze, non essendo corporee, necessitano di una massa sulla quale agire, una massa dotata di inerzia e definibile come il terzo principio naturale. Caldo e freddo devono inoltre essere sensibili, ovvero percepire le proprietà proprie e della forza opposta, per confrontarsi fra loro.

Da quel che abbiamo detto finora, si evince come Telesio consideri solamente il sole e la terra elementi originari. Ad esempio, non lo sono l’acqua e l’aria, nient’altro che risultati del rapporto tra le due forze principali.

Pur elaborando una fisica fondamentalmente qualitativa, il pensatore cosentino è consapevole dell’importanza di un’indagine che sia anche quantitativa, in realtà l’unica in grado di garantire all’uomo l’effettivo controllo delle forze naturali.

Telesio si impegna inoltre in un’accurata critica della filosofia aristotelica. In particolar modo, se per Aristotele Dio è il propulsore del cielo, per Telesio è il principio della conservazione di tutti gli esseri della natura, ed opera attraverso le forze naturali, le quali prive dell’ordine istituito dal Creatore si annienterebbero tra di loro.

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