Pochi giorni fa mentre ero alla ricerca di uno specifico spartito musicale sono incappato in un calipso, genere affascinante ed “etnico” nel senso più naif del termine. Lo spartito in questione era stato reinterpretato dal grande musicista americano Bob Brozman nei primi anni ottanta. Stampo lo spartito ed inizio a suonare, accendo poi You tube per osservare la sua interpretazione, e li tra i commenti del video vedo scritte inquietanti come: “Rip Bob!” oppure ” You will be missed!” ed ancora avanti così.

Incredulo!!

Purtroppo è tutto vero, Bob Brozman è scomparso ad aprile di questo stesso anno nell’anonimato, solo un terribile gazzettino della provincia di Sarzana ricordava il chitarrista per aver partecipato all’edizione annuale del festival delle sei corde. Non voglio fare la solita tirata sul fatto che se fosse morto Lorenzo “Giovanotti” ( che ha contribuito alla storia della musica come Sandro Bondi all’evoluzione della poesia del novecento ) i giornali in tutta europa sarebbe stati prodighi nel riportare la notizia e nel santificare il deceduto. Ma è davvero deprimente vedere come passa inosservata la scomparsa del più grande chitarrista acustico del mondo, è come se nessuno si fosse accorto dell’infarto che colpì Horowitz, tumulato a Milano nel 1989 con grandi onori ( per fortuna! ).
Bob Brozman era un artista poliedrico, chitarrista, insegnante, linguista, antropologo ed etnomusicologo. Si era specializzato nel corso degli anni in numerosi stili autoctoni dei luoghi che visitava, Blues, Gipsy jazz, calypso, musica hawaiana e caraibica, visitando popolazioni africane, oceaniche ed orientali. Un vero paladino della vera World music, fatta sul campo, tra la gente, e con i musicisti nati per suonare la propria musica nella loro casa.
Sin dalla giovane età Brozman ha iniziato a girovagare in cerca di stimoli musicali e nuovi confronti artistici, in continua apertura a nuovi stilemi armonici. Nel corso degli aggiungendo in continuazione nuove idee e nuove conoscenze al suo bagaglio culturale, e non solo in ambito musicale. Inizierà ad approfondire a 360° la conoscenza di quei popoli al punto di ottenere ruoli in ambito accademico, diverrà un vero esperto nello studio della cultura dei popoli visitati.

Oltre ad essere stato un linguista esperto in idiomi autoctoni dell’Oceania e delle isole dei Caraibi e antropologo, è stato professore associato nella Macquarie University di Sidney nel Dipartimento di Media, Musica, Comunicazione e Studi Culturali, dove insegnava Musica Contemporanea.
Divenne famoso per le sue collaborazione musicali nell’ambito della world music. Ma più di ogni altra cosa a caratterizzare l’arte di Bob Brozman è la sua chitarra resofonica, utilizzata in mille varianti e in una grande quantità di tecniche, lo slide o bottleneck, il fingerpicking, percussioni e hard-strumming.
Anche se questo articolo è parziale e romanticamente inutile vuole  soltanto a ricordare la presenza di Brozman nel firmamento musicale, ed ora anche in quello dei defunti.

 

A proposito dell'autore

Architetto

Raffaele Rogaia nasce a luglio del 1989 in un paese minuscolo vicino Perugia. Si laurea in architettura alla Sapienza - Università di Roma. Nel 2012 fonda il sito Freemaninrealworld e più recentemente iMalpensanti.it con cui intervalla il lavoro di Architetto e le pubblicazioni scientifiche. Amante della letteratura mitteleuropèa, della pittura romanticista e dell'arte in generale. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi editore.

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