La vera destinazione di una rivista è rendere noto lo spirito della sua epoca. L’attualità di questo spirito è per essa più importante della sua stessa unità o chiarezza e perciò una rivista sarebbe condannata – al pari di un giornale – all’inessenzialità, qualora non si configurasse in essa una vita abbastanza potente da salvare, col suo assenso, anche ciò che è problematico. Infatti: una rivista, la cui attualità non abbia pretese storiche, non ha ragione di esistere.

Walter Benjamin, annuncio della rivista «Angelus Novus».

Mai come nel Novecento si era assistito, nel panorama letterario italiano, ad un infittirsi di riviste, programmi e proclami. In quanto organi fondamentali di discussione, proposta e divulgazione, le riviste svolsero, in particolar modo nella prima metà del XX secolo, un ‘intensa ed essenziale azione tesa ad affermare e diffondere le nuove idee letterarie dell’epoca. Freemaninrealworld vi propone un viaggio tra i rotocalchi più importanti ed influenti del Novecento italiano.

Il Regno

Il Regno fu una rivista settimanale fondata a Firenze da Enrico Corradini il 29 novembre 1903. Pubblicò fino al dicembre 1906.

Il giornale nacque con un intento ben preciso, ovvero quello di creare uno spazio “istituzionale” che desse la possibilità agli intellettuali dell’ambiente fiorentino dell’epoca di riunirsi, ed in questo modo di scuotere, e di rieducare la società satura e grigia di quegli anni.

Il Regno si caratterizzò soprattutto per lo stampo aggressivo dei suoi articoli, tutti ispirati da convinzioni ideologiche, nazionalistiche in senso irrazionale, antiparlamentari, antisociali ed irredentiste. Da ciò si evince chiaramente come il giornale trattasse in particolar modo temi politici, tra i quali spiccava quello dell’espansione coloniale italiana, necessaria affinché il paese riuscisse a conquistare definitivamente credibilità internazionale.

Tra i collaboratori più illustri del rotocalco ricordiamo Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini, il filosofo Mario Calderoni, Mario Morasso e l’economista e sociologo Vilfredo Pareto. Doveroso spendere due parole su quest’ultimo, che utilizzò il giornale per propagare la sua teoria – sua nel senso che, insieme a Gaetano Mosca, ne fu il fondatore – dell’Elitismo, pensiero basato sul cosiddetto principio minoritario, secondo cui il potere è sempre in mano ad una minoranza.

A proposito dell'autore

Classe 1989, dopo il diploma di liceo scientifico mi iscrivo alla facoltà di Lettere presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", dove mi laureo nel luglio del 2015 con la tesi "Figlie della crisi. I personaggi femminili di Heinrich von Kleist", pubblicata sulla rivista «Le rotte - Il porto di Toledo». Sempre presso lo stesso ateneo, nel settembre del 2017, conseguo la laurea magistrale in Filologia Moderna, con la tesi "Con le parole guerra alle parole. Linguaggio e scrittura in Carlo Michelstaedter". Sul blog bazzecole.altervista.org i maldestri tentativi di scrittura creativa.

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